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21 dicembre 2004

Testi numerici

Lo confesso. Ho sempre guardato con sospetto chi adora la matematica come fonte di verità. Di contro riconosco che i numeri e le loro combinazioni sono bellissimi, quanto arbitrari. Per me la matematica è ambigua. Detta in maniera consumata: è un’opinione. Ognuno può – volendo – inventarsi la matematica che preferisce: i Piraha dell’Amazzonia brasiliana contano da uno a due e poi usano la parola “molti”. Anzi, fanno una cosa ancor più affascinante: dicono infatti “circa uno”, “più di uno” e “vari”. La verità è probabilmente che a questo popolo primitivo non interessa contare. Il che è per me fantastico: non guardo mai le voci in busta paga. A mio rischio e pericolo.

Lo ammetto. Non me la sono mai cavata con i numeri. Sono dislessico con le cifre: talora 32 e 23 li scambio che è una meraviglia. Infatti nessuno in casa mi chiede più di copiargli la rubrica telefonica. Ma di fronte ai numeri che leggo ora sui giornali, dopo decenni di disinteresse numerologico, “scopro” che c’è qualcosa di più. Si tratta dell’uso pratico di questa scienza esatta che allo stato puro – osservava Bertrand Russel – sarebbe quella «in cui non si sa mai di che cosa si sta parlando né se quello che si dice è vero». E’ invece la matematica trasformata in un segno ad entusiasmarmi. Sono i numeri che  – attraverso all’utilizzo nella statistica – si mettono alla pari dei caratteri dell’alfabeto: posso assegnargli, possiamo dargli, più di un significato. Insomma, anche i numeri sono un’enunciazione da decodificare al pari delle parole.

Ad esempio: la cifra che indica il tasso di disoccupazione. E’ calata a novembre al 7,4 per cento, mentre un’altra misurazione mi dice che gli occupati non sono cresciuti parimenti. C’è il segreto, lo so: il primo è calcolato tenendo conto di quanti hanno dichiarato di aver cercato lavoro negli ultimi mesi, il secondo misura le assunzioni. Leggo che l’inflazione di dicembre – scesa all’1,9 per cento a novembre – resterà così bassa. Ma se passeggio per i centri (commerciali) osservo che tanti guardano le vetrine e pochi entrano. La colpa? Forse del differenziale tra inflazione reale (sarebbe meglio dire misurata, in altre parole calcolata secondo dei “criteri”) ed inflazione percepita. Il Governo ci dice che pagheremo meno tasse sotto forma di Ire (la vecchia Irpef), la cifra media di risparmio però stranamente è simile – occhio e croce una cinquantina di euro in più –  ai rincari medi sui consumi  che l’Intesa consumatori  ha stimato procurare la manovra finanziaria: 272 euro l’anno.

Lo dichiaro. Ho giocato, ho saltellato tra game e play. Ma ora, di fronte alle imminenti accuse di aver confuso numeri, matematica e statistica, di aver detto solenni castronerie, alla cancellazione dai "preferiti", metto le mani avanti e mi rifugio nella dimensione ludica per evitare il massacro. «La matematica – sempre per citare Russell in calcio d’angolo – vista sotto la giusta luce, possiede non solo verità ma anche suprema bellezza – una bellezza fredda ed austera, come quella della scultura».




permalink | inviato da il 21/12/2004 alle 21:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa

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